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Coltiviamo BIO

L’Agricoltura Biologica è un metodo di produzione che esclude l’utlizzo di prodotti antiparassitari e concimi di derivazione chimica, privilegiando, al contrario, l’uso dei concimi organici e delle sostanze naturali per la difesa delle piante.

Lo sviluppo di questo metodo produttivo è dovuto essenzialmente alla maggiore attenzione che il consumatore pone per la salubrità di ciò che mangia e per la crescita esponenziale della sensibilità della popolazione verso le problematiche ambientali, l’inquinamento e l’uso irrazionale di prodotti chimici di sintesi nella catena alimentare.

Alla base dell’agricoltura biologica vi è la cura della fertilità del suolo e l’equilibrio dell’ambiente, con l’obiettivo di aumentare la biodiversità: per fare ciò è importante migliorare e incrementare la fertilità organica, utilizzando concimi organici compostati, praticando il sovescio e interrando i residui colturali. Nelle aziende agricole biologiche si fà in modo che tra una coltura e il suo ritorno sullo stesso terreno si effettuino almeno due cicli di colture diverse, di cui uno con leguminose o un sovescio, al fine di aumentare quantità e qualità della sostanza organica del suolo. Non di rado ai bordi dei campi biologici si trovano siepi e alberature utili non solo a migliorare esteticamente il paesaggio, ma anche per aumentare la biodiversità, la protezione delle colture dai venti, e creare ospitalità ai predatori naturali dei parassiti.

Fare agricoltura biologica implica il rispetto di una apposita normativa: l’agricoltore biologico è sottoposto ad una serie di controlli da parte di organismi terzi, chiamati enti certificatori, riconosciuti dal Ministero (Icea, Bioagricoop, Suolo e Salute, solo per citarne alcuni), che verificano il rispetto e l’osservanza dei limiti imposti dal metodo produttivo biologico.
E questo riguarda chi fà l’agricoltore biologico di professione; certamente non si diventa coltivatori biologici dalla mattina alla sera, nel senso che occorre ci sia un periodo cosidetto di conversione, che segni il passaggio dal metodo produttivo convenzionale a quello biologico.
Per l’olivo, ad esempio, come per tutte le coltivazioni arboree, occorre ci sia un periodo di conversione di tre anni al termine del quale, l’olivicoltore potrà richiedere la certificazione di prodotto biologico.
L’olivicoltore, in questo periodo di conversione, non potrà comunque utilizzare prodotti di sintesi nei suoi terreni, non potrà diserbare o concimare con prodotti chimici e dovrà rispettare tutte le regole previste dall’agricoltura biologica.
In questo periodo i suoi prodotti potranno, se lo vorrà, essere venduti come prodotti ‘in conversione biologica’, ma non come ‘da agricoltura biologica’.
Passati i tre anni di conversione, dopo aver effettuato le analisi multiresiduali per scoprire se nel prodotto finito ci sono residui di principi attivi utilizzati in agricoltura, e a fronte di esito negativo (assenza di residui di pesticidi e prodotti chimici) potrà etichettare e vendere il prodotto come ottenuto ‘da agricoltura biologica’.

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